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CHA CHA CHA

30 settembre, 2006 |

A principio degli anni 40, era nato un ritmo nuovo, uno stile discendente dal danzón e riadattato dall’orchestra di Arcaño y sus Maravillas. Tra i musicisti di questo nuovo ritmo, risaltano i fratelli Israël e Cachao Lopez, Antonio Sanchez, Félix Reina e un violonista originario di Candelaria (Pinar del Rio, Cuba), però da tempo trapiantato a La Habana Enrique Jorrín.
In differenti danzones di sua composizione, Jorrín integra una formula allora utilizzata in alcuni Montunos per i coristi, come in “Doña Olga”, si canta all’unisono un un coro che ripete: “Chachachá, chachachá, è un ballo sin egual. Enrique Jorrìn come musicista ci spiega:
Composi alcuni danzones nel quale i musicisti dell’orchestra facevano piccoli cori. Piacque al pubblico e quindi continuai su quella via
Nel danzón “Costancia”, intercalai alcuni montunos conosciuti e la partecipazione del pubblico nei cori mi portò a fare sempre di più danzones di quello stile.
Fu così che molti musicisti ne seguirono lo stile chiedendo al pubblico di cantare con loro. Cosi si ottenevano tre cose:Primo, si sentivano le parole con più chiarezza, Secondo, si dava più potenza alla parte lirica, Terzo, si mascherava la qualità delle voci dei musicisti che in realtà non erano cantanti. Nel cha cha cha i cantanti sono i musicisti stessi.
Jorrín aveva riscontrato anche le difficoltà che i ballerini avevano col danzón-mambo: in effetti, i passi non cadevano sul tempo, ma sulle sincopi, prese quindi questa formula per semplificare la forma ritmica e scrivere melodie integrando il meno possibile le parti sincopate.Da allora, i ballerini possono appoggiarsi sulla melodia che serve loro da riferimento. Mentre l’accompagnamento orchestrale può mantenere un suono sincopato.
Questo miscuglio tra la melodia sui tempi e l’accompagnamento sui contrattempi è una caratteristica del nuovo genere, il cha cha chá.
Lo stile deve molto ai ballerini, su i quali questo ritmo fu calibrato. Nei dancings de La Habana, i ballerini elaborano passi che ben si associavano col nuovo genere. Fu così creata la figua Escobillo, semplice ed accessibile a tutti: 1-2, 1-2-3, i movimenti su tutti i lati
La prima canzone incisa, La Engañadora fu registrata in America, dal gruppo al quale apparteneva Jorrín, a quel tempo, ancora catalogato sull’etichetta mambo-rumba.
È nel Silver Star, club di L’Avana, ben conosciuto in quello tempo dai ballerini che quel genere fu battezzato col nome di cha cha chá.
Il successo fu immediato. A partire da 1953, Jorrín compose numerosi cha cha chá e la popolarità del nuovo stile guadagnava l’avanguardia in tutta l’isola e in seguito negli altri paesi.). La moda del cha cha chá era bene instaurata, qualificata come “Il ballo senza eguale” Era questo un ritmo seducente per le orchestre di tipo Charanga tra le quali si affermò un nuovo gruppo che veniva da Cienfuegos, Cuba: L’Orchestra Aragon.
Diffuso per il suo impatto, programmato nelle radio, prolifico nel mercato discografico e semplice di ballare, il cha cha chá si diffuse velocemente nel mondo. Chicho O’Farril, Pérez Prado, Tito Puente, Charles Aznavour, Rubén Blades, Willie Colón,… furono alcuni tra i più famosi interpreti. Una citazione particolare per il Rè del timbales Tito Puente che compose la più famosa canzone nella storia dela musica latinoamericana, un Cha Cha Chà dal titolo “Oye como va” proposta anche dal messicano Carlos Santana.
Questo ritmo come il suo fratello più complesso “il Mambo”, dominerà gli anni 50, prima di perdere della sua potente vitalità durante gli anni 60.

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CENCERRO

30 settembre, 2006 |

Strumento a percussione di metallo chiamato anche Campana, del quale si dice essere una imitazione dello strumento cubano denominato Ekón. Di forma triangolare, il Cencerro viene utilizzato nel Son, dando tre colpi secchi con un piccolo bastone.
Solitamente lo si usa in maniera indipendente da parte del bongocero, o complementare da parte del timbalero.

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Casino

30 settembre, 2006 |

E’ è il nome cubano del ballo conosciuto a livello internazionale come salsa. Si ballava negli anni cinquanta nel Casino Deportivo della Playa de Marianao. Durante queste feste si ballava sia in coppia sia in un circolo formato da un numero variabile di coppie. Questo tipo di ballo prese il nome di RUEDA DE CASINO. Il ballerino che dirigeva la rueda era di solito un uomo e venne definito il Cantante. Piu’ raramente era una donna che fungeva da cantante.Oggi la Rueda ha avuto un grande successo e si svolgono gare anche a livello internazionale. La vincitrice del campionato cubano 2004 è stata la rueda di Pinar del Rio.

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Campana

30 settembre, 2006 |

Prendete in mano una vecchia campana del bestiame senza il suo batacchio che aspetta nella fattoria di essere riparata; battete sopra con un pezzo di legno per ritmare il canto e la musica che suonano alcuni amici presenti. Bravi! : Avete inventato la campana.
La potente e rustica campana dà vari suoni differenti, in dipendenza del posto dove la si batta, e produce un suono caratteristico e facile da scoprire in un’orchestra di salsa… quando non si toccano i bonghi, perché in generale è il bongocero che si occupa della campana.
Col tempo, questo ha acquisito il diritto di strumento di percussione, si è modernizzato conservando la stessa forma ed è fabbricata con l’attenzione riservata degli strumenti di musica ed è integrata anche nei timbales, dove fa parte degli accessori.
Altre denominazioni della campana: campanaccio, cowbell.

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Bongo

30 settembre, 2006 |

Celebre percussione molto frequentemente utilizzata: i piccoli tamburi famosi bonghi sono uniti da un pezzo di legno.
Per suonarlo lo si trattiene tra le ginocchia del percussionista (bongocero), e lo si suona seduto.

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Bolero

30 settembre, 2006 |

Il bolero cubano, genere musicale cantabile e ballabile, conserva pochi punti comuni col suo lontano antenato, il bolero spagnolo.
Romantico, sentimentale, a volte fino all’eccesso, prende la sua ispirazione dalle opere, i romanzi cavallereschi francesi, e le canzoni napoletane. Battendo un tempo di 2/4, quello sviluppa melodie classiche e raffinate, tanto familiari agli motivi europei, conservando i testi poetici dove si mischia la nostalgia, l’incantesimo delle donne e molti amori impossibili.
Amalgama di diverse influenze, questo genere si stabilisce a partire dagli anni 1880 nella regione orientale di Cuba, proposto da i cantanti di trova che gli infusero un gioco di chitarra sincopato, (el rayado). Si racconta che il primo bolero, Tristezza, fu scritto nel 1885 da José “Pepe” Sanchéz, cantante e chitarrista autodidatta. È a principio del secolo XX che il bolero arriva realmente a La Habana, dove si impone grazie ai musicisti che arrivavano da Oriente, come Sindo Garay. Nel decorso degli anni 20, il bolero, incrociato con il Son, cedette il passo al bolero-son, popolarissimo in quel tempo per i trii ed i sestetti, e fino ai nostri giorni conosciuto sul nome di ballata o salsa romantica.
Oggigiorno, questo genere ha una vitalità che coinvolge anche i giovani interpreti che volentieri lo inseriscono nei loro dischi per far meglio apprezzare le loro qualità vocali.

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